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"L'efficienza ed il piacere" di R.Pragliola


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L'efficienza ed il piacere

Il corretto connubio fra l'efficienza delle fibre sintetiche ed il piacere del bambù

di Roberto Pragliola


Conosco molti pescatori che sostengono di preferire la grafite al bambù per via della sua superiore velocità. Addirittura ovvio. Ma se poi usi questo attrezzo con una tecnica incapace di produrre autentica velocità, qual è il senso di un’affermazione del genere?

Come sempre il problema non sta nel materiale ma dal modo con cui viene usato.

 Sono abbastanza vecchio da aver visto (qualcuna l’ho anche progettata) canne sia di bambù che di grafite. Da una parte ci sono delle macchine, dall’altra l’uomo. In un caso quantità, nell’altra il cuore, la passione.

 La canna di bambù è sinonimo di canna pesante e lenta. Ma avete mai provato una moderna canna di bambù per mosca secca? 

Fatelo, poi ne riparliamo.

Bambù sul Soca alto


Marmorata: bamboo & dry fly

Ho accettato l’idea di fare una canna assieme a Massimo Giuliani, per prima cosa perché non conosco nessuno che lavori con la precisione di Massimo: una garanzia assoluta in questo senso.

In secondo luogo perché la sfida di fare una canna rapida in bambù mi ha sempre affascinato.



Ed infine perché gli oggetti che costruisce Massimo, oltre alla base teorica e pratica necessaria (per qualsiasi cosa),  sono soprattutto il frutto di una sperimentazione reale su fiumi e torrenti da parte di un rodmaker che prima di tutto è anche un pescatore con la mosca.

Cattura sul Nera  con l'ultimo prototipo della Pragliola 7'0''                      Foto M. Barbacci



Giuliani FH "Roberto Pragliola"  7'0'' #4/3

Tutto è un compromesso. Lo è la lunghezza del nostro finale, lo spessore del nylon in rapporto alla taglia dell’artificiale e via elencando.

Anche la progettazione di una canna è un compromesso. Però, attenzione. Per compromesso si deve intendere la ricerca del  migliore “bilanciamento” fra le varie componenti quasi sempre contrastanti fra loro. Nel caso di questa canna, per esempio, il compromesso consisteva nella ricerca del migliore equilibrio possibile fra le esigenze strutturali di un attrezzo, il modo di usarlo e le necessità della pesca.



Coloro che lanciano nel modo tradizionale possono usare questa canna come da prassi ricorrendo ad una coda del n. 4 con il peso distribuito equamente. Dunque non troppo spostato in testa. In questo modo il corpo canna lavora al meglio, agevola la proiezione della coda dandoci per giunta una sorprendente gradevolezza d’uso. 


                                                                                         Foto M. Barbacci

Al contrario se siete fra coloro che amano un lancio più veloce, ricorrete ad una coda del n. 3, meglio se con il peso spostato in “testa” ed eseguite il Momento-Spinta più in avanti e più in basso possibile. In questo modo farete lavorare la vetta che scatterà in una maniera stupendamente veloce per una attrezzo costruito con questo materiale.

  

                                                                                             Foto M. Barbacci


                                                                                              Foto M. Barbacci