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Bambou mon amour

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Bambou mon amour
Coloro che vanno a pescare con il cuore in mano

di Roberto Pragliola


Qualche anno addietro dissi al Gabriele Gori presidente dell’Ibra, che i costruttori di canne in bamboo potevano essere considerati a tutti gli effetti gli “anticorpi della mosca”. E’ stupefacente la vitalità della mosca. Per meglio dire il suo grande spirito.

 

Viviamo un momento in cui questo sistema di pesca è sistematicamente e diffusamente (per giunta senza pudore alcuno anzi vantandosene) stuprato da moltitudini di pescatori (i nuovi barbari) che usano il piombo, la plastica, pseudo ninfe, czeck-nimph, cernobil-ant e chi più ne ha più ne metta.

 

E’ in atto, dicevo, un autentico attacco alla bellezza: bellezza del gesto tecnico insito nella proiezione di un esca senza pesi e attriti, e la bellezza congenita nella costruzione di un artificiale secondo i canoni classici: quelli che si rifanno alla bellezza, appunto. Ma c’è anche un attacco alla bellezza intesa nella sua essenza più profonda, quella che investe il nostro essere, quella che da un significato alla propria esistenza.

 In un momento come questo, dicevo, il ruolo dell’Ibra di questi rodmakers che perpetuano lo spirito e l’essenza della pesca a mosca supera di gran lunga la questione tecnica: della la costruzione di una canna. Tanto di cappello Presidente, tanto di cappello, ragazzi.

  

 





Mosche o cavallette?


Troppa gente ha venduto l’anima al diavolo per un pesce in più. Altri, ancora peggio, si sono strappati il cuore.


Basta chiedersi in cosa consiste la differenza fra una cattura fatta con la mosca secca e coda galleggiante e l’altra con gli artificiali più miserevoli (quelli sopra elencati). La prima alimenta le emozioni, la seconda le spegne. La prima  aggiunge, l’altra sottrae.

 

Quello dei nuovi barbari è un mondo privo di emozioni. Dove tutto si appiattisce e ogni cattura contribuisce ad appiattire la cattura che segue e l’altra che seguirà ancora. E’ una goccia che, assieme a tante altre, uno dopo l’altra, inaridisce le emozioni finché il tuo cuore di pescatore è peggio di una spugna secca. Senza emozioni c’è solo uno stato d’animo che ti spinge ad andare in un altro posto dove le trote sono ancora più numerose, di taglia sempre maggiore, in una girandola infernale destinata non a placare ma, al contrario, ad alimentare questa autentica ossessione.


E’ l’inizio di un processo degenerativo oggi sotto gli occhi di tutti, che non coinvolge solo la pesca ma l’ambiente e perciò noi stessi e allora si salvi chi può.

 

 

Foto qui ci puoi mettere  la foto delle cek o una di cernobil + foto insetto